martedì 21 giugno 2011

Mar del Plata, con l'oceano e la pioggia

Eccomi quasi arrivata alla fine di questo viaggio, manca poco, sette e insignificanti giorni che mi separano dalla data del ritorno. Ma le ore scorrono lente.
Quanto tempo che vivi e ti accorgi di stare vivendo.
Molto spesso nel quotidiano perdiamo questa percezione, ci sia annulla alla ricerca di un qualcosa, che poi in fondo non esiste.
Dove stiamo cercando di andare, quale sarà il prossimo obbiettivo?


Credo molto, ora più che mai, del bisogno di una meta.
Spingersi sempre verso una direzione ma con criterio.
Muoversi verso e incontro al cambiamento.
Venedì notte sono arrivata a Mar del Plata, grande città a 800 km a sud di la Plata, lungo la costa, abbracciata dall'oceano. Soffia forte il vento, tra mulinelli di sabbia e spiragli di sole al'orizzonte.
Sono venuta a salutare Cecilia, amica conosciuta in Italia, per tre giorni vengo a riposarmi dalla città e dall'inquinamento. Mar del Plata assomiglia a Rimini in inverno, una sottile tristezza pervade le strade semi deserte, se fa copolino il sole, la sabbia sbrilluccica, ma il mare fa abbastanza schifo, torbido e pesante come sa fare solo l'oceano.
La Fiat Uno rosso fiamma di Cecilia ci accompagna nella nostra visita della città balneare, scatto foto dalla macchina con la solita fobia del turista che ormai mi ha contagiato.
I gignteschi cavalloni che preannunciano burrasca, bagnano l'asfalto e raggiungono le ruote del nostro mezzo, il mare si ribella e noi ci spingiamo sempre di più verso il porto cittadino.
Che giorno migliore per visitare un luogo così...direi desolato..-
Profumo di frittura di pesce e puzzo di cane bagnato, si mescolano nel grande meccanisco terreno che rende il mare e la vita di chi lo vive, così reale e forte. Le lancie arancioni, (le barche dei pescatori), ondeggiano regolari nella baia mentre un piccolo uomo meticcio suona la fisarmonica dolcemente, cullando tutti questi strani pensieri che mi vengono ogni volta che avvicino il mio orecchio alle onde.


Poi finalmemte anche io vivo il mio momento Nacional Geographic!
L'incontro con los lobos marinos, mentre fanno il riposino al sole tiepido è l'incontro dell'uomo con la natura e la sua dolcezza....
Diciamoci la verità, sono abbastanza grassi e puzzolenti, la routine quotidiana dei leoni marini in questione, è variata solo da qualche combattimento, o a scopo territoriale, o per la femmina di turno.
Scopro un animale completamente differente appena tocca l'acqua.
Si trasforma in una sirena un pò sformata, ma molto divertente..
Mi mostrano con orgoglio occhietti neri e i baffoni, per poi inabissarsi, lasciandomi stupefatta della agilità che queste strane creature dalle sembianze preistoriche (cioè a me fanno questo effetto), riescono ad avere all'interno del fluido marino.
Sulla strada del ritorno, gurado con nuovi occhi tutto ciò che mi circonda.
Quelle opulenti creature mi hanno ispirato, lentamente si può raggiunge la natura e la condizione di vita ottimale, basta ascoltare il movimento del mondo che ci circonda.
Non so se sia possibile avvircinarsi, ma bisogna sempre tendere alla natura che fa di ognuno di noi un essere unico.


L'ultimo incontro della giornata è con Manuelina, la tartaruga della nonna di Cecilia che quasi morta si mostra hai miei occhi nel garage di casa.
Impietrisco pensando sia priva di vita, ma ovviamente riposa nel suo lungo letargo invernale.
Una tartaruga, lentezza, fedeltà, simbolo di pazienza....bah...questo week and all'insegna di animal planet mi ha fatto proprio bene, riposata e naturalizzata, ritorno alla città e al lavoro.
Manca poco e tante cose ancora possono succedere.
Senza stancarmi di stupirmi e senza sentirmi mai scontata, questo è il viaggio, quante vibrazioni.



lunedì 13 giugno 2011


Eccomi arrivata ad una strana visione del viaggio.
Percepisco le mie azioni con una tale chiarezza che non mi sento in nessun luogo specifico come in tutti.
Ieri arrivare a Puerto Madero, B.A., è stato molto emozionante, il silenzio e l'immobilità dei giganti in cemento e vetro, mi ha commosso, abituata tutto il giorno al rumore, desideravo il silenzio.
Trovarlo inaspettatamente in quella che è la parte più moderna e innovativa di tutta Baires, mi ha colpito, come se il mio contatto con la natura si sia modificato, si chiama adattamento e modellamento all'ambiente circostante!
Camminavo piano con il sole forte che sbatteva sulle palpebre, tutto intorno vibrava e il cielo blu schiacciava la profondità dell'orizzonte. Come in una cartolina cercavo di scorgere i volti sorridenti dei bambini e i loro palloncini svolazzare al vento, ma trovavo solo questo silenzio che pietrifica e ingigantisce questa città.
Mi distendo di fronte a un veliero con gli alberi in legno e osservo questo via e vai di gambe che confondono la mia attenzione.
Poi come se niente fosse riprendo il mio cammino verso mete, che sono puntini quasi insignificanti lungo tutto questo percorso di cui conosco la fine, la svolta, la curva rapida e a "radicchio", che ancora mi fa sorridere da sola quando mi accorgo a quale distanza dalla terra mi trovo.

Bella passeggita lungo il Ponte de la Mujer, costruito da Calatrava, molto molto cool..
Tutt'intorno cammina gente intenta a fare foto e a godersi il sole..
C'è anche una famiglia tutta in ghingheri che posa per un servizio foto sul galeone, tutti vestiti da festa tra pirati e bottiglie di rum..
Mangio e scappo, più in la verso il giradino giapponese e la natura botanica dentro alla città. Lungo il cammino che mi separa dal verde polmone incontro la Casa Rosada sede del governo buenosairense, sempre più turisti affollano la mia strada, mi fermo e cedo anche io alla tentazione del giapponese...scatto a tutto ciò che si muove, però quello che colpisce il mio occhio sono le scritte e gli striscioni di protesta che abbracciano le piazze e i luoghi di incontro.
La città si addormenta tardi, le luci si accendono, ancora cammino lungo queste strade che mi chiamano.
Ritorno a casa nel silenzio di un'esperienza solitaria, sono felice e so che posso andare molto lontano.