venerdì 26 agosto 2011

Se perdo, non mi importa

Le strade a volte sono percorsi ad ostacoli, barriere, che oscurano l'orizzonte, muri metallici che invitano a fare marcia indietro. Le strade sono una diversa dall'altra, sono facili come le scorciatoie, sono più brevi e meno dolorose, sono povere e piene di buchi, sono dolci come quelle del ritorno verso i luoghi dell'infanzia.
Sono le stesse identiche strade che si incontrano, in tutto il Mondo, davanti ad i nostri occhi, come pellicole srotolate, all'angolo di un bar in piena Medina a Fez, oppure sono quelle sporche e ovattate come a Palermo, dove se guardi bene, trovi la vita stesa ai fili della luce.
Mi fanno paura le strade.
Incidono profondamente sull'andamento di un viaggio, di un percorso, di un pezzo di vita e per questo bisogna osservarle per bene.
Saperle leggere, ascoltare con l'orecchio teso, annusare e coglierne gli efrori aspri di cibo e spazzatura, rovistando nella mente a cosa e dove ci riportano i loro richiami.
Come possaimo sfuggire a questa debole mente che condiziona, la percezione di un luogo in base alla strada, che nuda, direziona il nostro cammino? Come allontanare ogni sospetto e curiosamente lasciarsi vivere da angoli e strettoie, tra tetti e squrci di cielo assolato?
Il controllo non è contemplato, l'abbandono sa quando manifestarsi e per questo ci affidiamo alle nostre primordiali sensazioni.
Il gioco è quello del ricordo e dell'esperienza passata, del rivivere con stentata chiarezza una sensazione.
Mi capita spesso, e so che di questo devo fidarmi, con il profondo rispetto.
Bussola tra le onde buie, che guida ogni passo, anche quando la vista sembra sgombra e l'aria ferma, ma laggiù dietro l'angolo sbattono i flutti di tempesta.
Cercando di misurare la distanza tra voi e il pericolo, tra un affrontare e un rimandare, la partita va giocata e a volte anche persa.
Per il semplice fatto che forse laggiù dietro quell'angolo, non esste niente; é solo la fantasia, o sono quelle favole che ci fanno sorridere se le racconta qualcunaltro.Però mi chiedo, se fosse la vostra questa storia, avreste lo stesso voglia di sorridere?
Mentre sventolano i panni freschi di bucato e l'aria é densa di afa d'agosto cittadino, perdo la vista tra i disegni a mottonelle in pietra che, anche oggi delimitano il mio camminare e danno una forma a questo muoversi globale, dove ogni essere usa e abusa e ad altri, non resta che osservare.