martedì 31 maggio 2011

Gocce di Pioggia

Sono chiusa nel mio uffcio super lusso a La Plata.
Palazzo in vetro alto 20 piani, ascensore a vista che butta direttamente sul bulevard di calle 13 e da qui a volte si possono vedere i manifestanti giù in basso, piccoli piccoli che incendiano i copertoni dei camion in strada, per protestare contro i tagli degli stipendi.
Sono giudici e avvocati, di etá differente, sono gli stessi che smessi gli abiti da rivoluzionari, si siedono e sbattono il martelletto in legno per dire chi puó e chi no.
La voce qui la alzano, molto.
Oppure sempre da questo finestrone posso vedere la circolazione impazzita e congestionata che strilla con clacson ma a volte si prende una pausa perchè qualcuno ci rimane sotto ad un auto pazza.
Nessuno rispetta i segnali, i rossi sono l'opzional preferito da eludere e la precedenza te la prendi a forza sgomitando in mezzo all'incrocio e c'è ancora chi mi dice: "Sapessi cos'è Buenos Aires, il lunedì alle 8"......
Fortunata me, penso...
Ma stai poco tranquilla anche qui, ieri hanno arrestato una banda di narcogirl, chiamata la banda del "narcocellulares"...bellissimo, ho ascoltato i dialoghi alla tv che le signorine piuttosto giovani intrattenevano al cellulare, mandando a cagare governo e istituzioni.
Le distinte imprenditrici facevano affari con il "paco", sostanza di scarto che si ottiene dalla lavorazione della cocaina, dicono che ti uccida e normalmente gli spacciatori la commercializzano perchè nel giro di qualche anno si trovano con tutti i clienti morti e quindi ci rimettono...sempre così dicono.....
Il quartiere dove le hanno arrestate si chiama Tigre e il sindaco ci ha fatto mettere le telecamere per beccare il giro d'affari, bestiale...
Se poi ci metti che la notizia fresca fresca di oggi è quella della maestra eroe messicana, che per mascherare i colpi di arma da fuoco dei cartelli della droga in strda, canta con i bambini di pochi anni una canzoncina che si chiama Gocce di Pioggia, ti accorgi che la violenza non finisce mai, che non ha una forma razionale e che mobilita tutta l'informazione nel mondo.
Violenza di ogni genere, politica ed istituzionale, di costume e spettacolo, non c'è un limite a tanta stupiditá.
Mi interrogo su una possibile risposta, sulla evidente saturazione di questa societá tanto inquinata, sulla fine che si sta generando intorno all'essere umano.
Intanto rimango incantata da una visione celestiale, dall'alto del sontuoso grattacielo, una corda calata e a spenzoloni, ondeggia nel vuoto rumore che viene dal basso...chi sarà, o cosa, penso......

Poi appare una figurina, due piedi e un imbrago, caschetto e occhiali da sole, faccia seria e professionale.
É lui l'angelo che ci salverá penso, lui che riuscirá con un colpo di spazzolone a ripulire questo vetro tanto annerito dalla contaminazione di smog e fumi, allora sì che riusciró a vedere meglio laggiú.
Allora potró vedere la cittá che vorrei, tutt'altra roba ragazzi

domenica 29 maggio 2011

Le Corbusier a La Plata...un giorno ve lo racconto

La Plata non sapeva chi fosse il fantastico architetto e urbanista, franco-svizzero le Corbusier.
Quando egli depose il seme dell'architettura moderna in Sud America, qui ancora era lo stile coloniale e art noveu a fare da padrone.
Qui nessuno apprezzò Le Corbisier e tutt'oggi pochissima gente lo conosce, ne parla, va a visitare l'edificio da lui costruito per il Dottore Curutchet, medico chirurgo a La Plata.
Prprio così, depose un seme e poi se ne andò.
Da li in poi, si cominciarono ad apprezzare in urbanistica e archiettura, gli edifici a pianta libera, la facciata libera, le finestre a nastro e la terrazza giardino, inventata appositamente per restituire all'uomo un contatto con la natura.
 La vita di le Corbusier fu molto stressante, ci racconta la guida all'entrata della casa museo, a 20 anni circa, iniziò a viaggiare in Francia e studiò con August Heber primo archietetto che utilizò il cemento armato.
Non desiderava che la gente lo riconoscesse e per questo coniò lo psueudonimo Le Corbusier. Nel 1929 fece il suo primo viaggio in Argentina, rimando meravigliato dalla Capitale Federale si fermò per circa 20 cercando di creare un piano urbano per la città.
Per frustrazione però non riesce a realizzare niente. Dopo circa 20 anni il Dott. Pedro Curutchet, inviò
a Le Corbusier una proposta per creare la sua abitazione e sala di degenza per pazienti, egli accettò accetando di porre la sua firma solo su questa casa, l'unica in tutta America Latina.


Da qui in poi ci vorrano cira sei anni per costruire l'abitazione-studio dal 1949 al 55, anni in cui la società argentina era fortemente conservatrice e poco comprese il genio dell'urbanista.
In una lettera a una certa Germanie Egli racconta con amorevole fermezza che desiera che l'architettura della casa rimanga pulita e non venga sporcata da oggetti arredi e sculture.
Ecco che comprendo che la scultura simile ad un nastro di carta sroltolata all'interno del giardino al pino terra non fu opera del celebre architetto, ma un abbellimento voluto dal Dottore.
Personalità controversa nel panorama dell'architettura moderma, Le Corbusier, arrivò in Argentina dopo un lungho periodo passato In Uruguay. Affacciandosi su un mondo cartolina, come quando si scosta la tenda di un teatro e si sbircia all'interno, egli comprese la profonda differenza tra questa terra e l'Europa, le sue radici, la mancanza di riferimenti e di tardizioni.
Tentò e riuscì nell'intento.

Grazie a Lui oggi, c'è un pezzo di storia anche qui, altrimenti tutto parlerebbe solo di un certo Martin Fierro, gaucho e forse fondatore della patria, di San Martin, altro tizio che scambio sempre per Napoleone e qualche altro rivoltoso che scacciò gli spagnoli creando l'Indipendenza in questa terra, molto differente e vasta, ricca di contraddizioni e molto conservatrice.
Vi lascio alle immagini.





Ogni istante vale la pena di essere vissuto in quanto unico e irripetibile, questi viaggi si devono compiere, fanno bene e insegnano, mitigano gli spiriti ribelli come il mio.

Hasta luego, suerte y ciao









giovedì 26 maggio 2011

Il mio Fashion Week in Buenos Aires

Buenos Aires é la metropoli, é la Capitale.
Arrivo con il sole e viaggiando comoda in auto con un passaggio di Carlos, scorrono veloci sotto i miei occhi, le strade e le auto impazzite nel traffico.
Per fortuna che oggi è sabato e non c'è tutto il caos tipico della settimana..
La mia destinazione è la Rural, una sorta di gigantesco padiglione fieristico dove da dieci anni si svolge, Puro Diseno, tutto quelo che è design, architettura,  moda, gioielleria, arte e arredo, viene raccolto in un unico e grande contenitore, 350 espositori sparsi su 12 mila metri di spazio, una gioia folle per i miei occhi.
Vado incontro ad un fine settimana di spese con il sorriso stampato e anche se faccio una coda di 45 minuti, sotto il sole, per fare un biglietto non mi intimorisce niente.

giovedì 19 maggio 2011

Notte, zuppa e un bagno caldo

Volete proprio tutta la verità??
Qui si sta bene, non manca niente, la città è come casa, mi muovo e respiro lo smog come tutte le altre creature, esco se mi va di uscire, lavoro e riesco anche a sorridere delle piccole bellezze quotidiane. Di fatto cosa serve nella vita per sentirsi felici?
Io stasera mi sento in pace, pulita, nutrita e anche con la voglia di scrivere, insomma é tutto pronto per addormentarsi comodi, comodi...
Siate sinceri però, consapevoli delle vostre piccole e misere azioni... c'é sempre qualcosa da sistemare, da migliorare. Io stasera vi svelo il mio segreto, sarò come la bocca della verità...o quasi, quella dove da bambina me la facevo sotto ad infilarci la mano.
Quella dove mio padre, quando finalmente ce la infilavo la mano, faceva la voce cattiva, per spaventarmi.. questo mi ricordo stasera.
A volte il mondo è come la bocca della verità, cinico e spietato, ti bastona se metti la mano dove non devi, invece a volte é dolce e spensierato come una favola raccontata da mia mamma.
Aggrappata alle increspature del mio cervello, sempre attivo e mai sazio di sapere, ho trovato un piccolo ricordo, da qui, da questo strapazzato palazzo di città, dove l'eco delle voci di starda, rimbomba; da questi vetri in carta velina che anzichè proteggere, mi espongono alla vita e alla sua urgenza di essere vissuta. 

Strana la parola protezione, infondo mi sono sempre sentita protetta da una serie di circostanze, di abitudini, oserei, di continuità.
Poi di colpo, l'ordine generale degli eventi, si rimescola e frulla tutto, come in un centrifugato, vita, casini, amici e famiglia. Arriva il viaggio, una strana porta, che se ben aperta può dare tantissimo, ma il peso ormai non lo sento, l'inquitudine di essere e non di fare, non mi assilla più.
Sono e sto facendo, cazzo, era così semplice!
Incosistenti ormai i fumi del passato, cammino a testa alta in mezzo ad un fiume di auto impazziate, tra vite accellerate e litri e litri di yerba mate inghiottita.
A volte l' Argentina sembra pazza, l'Italia a confronto è un paradiso per pensionati!
Solo questo: vi lascio sbadigliare a dovere con una piccola citazione, ovviamente in spagnolo, lui è un grande, libera interpretazione.

"Solo perduran en el tiempo las cosas que no fueron del tiempo"
J. L. Borges

Per l'amore, gli amici e la famiglia



mercoledì 18 maggio 2011


E così iniziò il viaggio verso La Plata, Argentina, 60 km da BuenosAires, solo un secondo per pensare, e mi ritrovavo già sull'aereo con gli occhi stropicciati e poca voglia di sorridere.
Il volo è lunghissimo, credo non riuscirò mai ad abituarmi alle ore di immobilità, ferma, che altro fare se non dormire. Guardo le nuvole che cambiano colore, rosa e grigio, poi verso le 7, quando la luce comincia a spegnersi, violacee, tingono il cielo e mi stritolano la gola. Accendo la musica, "se non ci fosse Vinicio Caposella, bisognerebbe inventarlo", questo penso sempre quando lo ascolto, canzoni a manovella, il circo di sogni si spalanca e il viaggio si fa più comodo tra

fumi e parole morbide.

Ho dormito, perdendomi gran parte del paesaggio sottostante, mi da la nausea stare appiccicata al finestrino e non so come facciano quelli che invece saltano di poltrona in poltrona urlacchiando, ohi, ehi, uau!!!
Nel frattempo il vortice nero ti risucchia, spazio tempo spariscono, e imposti l'orologio su un ora definita, quella di destinazione, poi... aspetti!

Scendo dall'aereo e cosa trovo? Coda, interminabile coda!

Tra un cuccia e spingi del vicino che cerca di fregarmi il posto migliore davanti alla pedana mobile dove scorrono i bagagli, cerco di stare serena. Il viaggio mi ha scombussolato l'orologio biologico e non sento nessuna emozione, non provo niente, paura, sorpresa, attendo e basta.

Trovata l'uscita ancora devo pazientare, cambia, parla, dichiara e mostra, cittadinanza, motivi del viaggio, insomma solo allora mi rendo conto di non essere più in patria!

Esco e incontro a fatica il contatto che deve prelevarmi, faccia tonda, seria e sufficientemente distinta, caricate le valigie sull'auto Gol, una barbara imitazione della Polo, abbandono il terminal A di Ezeiza Pistarini e mi avvolge la nebbia di Buenos Aires.........!!!!!!!!!!!!!EHHHHHH!!!!! Nebbia?????

Ma è normale???

Sarà, ma io mi aspettavo tutt'altra accoglienza, le solite e benedette aspettative.

Scorre l'autostrada, passa Buenos Aires e il viaggio di arrivo a La Plata si rivela giro turistico, dove i due tizi che sono in macchina con me cercano di farmi veder parti della città che ovviamente non si vedono, indicano luoghi lontani e sconosciuti, ridacchiando tra loro, insomma se prendevo il taxi era meglio, almeno non dovevo ridacchiare anch'io. Più si avvicina la casa e più sento la pace, voglio lavarmi e dormire, non chiedo altro. Salgo al terzo piano di un palazzo di 12, 3 ascensori e 24 bidoni della spazzatura, posizionati in coppia su ogni piano, sembra tanto lussuoso, ma profuma di popolare.

La camera dove mi accomodo fa tanto Erasmus, è piccola e c'è tutto, è sufficientemente illuminata e c'è anche il pavimento in legno, lascio la valigia fatta, semiaperta sul pavimento e finalmente, posso toccare il silenzio e l'intimità che tanto mi sono mancate in queste 24 ore da Bologna a La Plata, ma dove cazzo è la Plata???

Perché sei arrivata qui??
Stage, giornalismo. Altro non so, vediamo cosa capita, adesso è presto.
Nella testa ho stretto tutti i pensieri che potevo per arrivare fino a qui, ma ora, mi trovo un pò sorpresa.

Sai che cosa succede??? ... E' la distanza, è la solitudine, è solo che sei tu e basta.

Difendersi a volte non basta, parlare nemmeno, a volte il senso non lo puoi capire e loro non capiscono il tuo, questa la differenza tra capire, conoscere e vivere una lingua, viverci tutti i giorni, lavorare e stare dentro ad un sistema che pur quanto simile al tuo, non è il tuo.




Punto, bona lé...!





tutto il resto è solo rock and roll!!!