Il volo è lunghissimo, credo non riuscirò mai ad abituarmi alle ore di immobilità, ferma, che altro fare se non dormire. Guardo le nuvole che cambiano colore, rosa e grigio, poi verso le 7, quando la luce comincia a spegnersi, violacee, tingono il cielo e mi stritolano la gola. Accendo la musica, "se non ci fosse Vinicio Caposella, bisognerebbe inventarlo", questo penso sempre quando lo ascolto, canzoni a manovella, il circo di sogni si spalanca e il viaggio si fa più comodo tra
fumi e parole morbide.
Ho dormito, perdendomi gran parte del paesaggio sottostante, mi da la nausea stare appiccicata al finestrino e non so come facciano quelli che invece saltano di poltrona in poltrona urlacchiando, ohi, ehi, uau!!!
Nel frattempo il vortice nero ti risucchia, spazio tempo spariscono, e imposti l'orologio su un ora definita, quella di destinazione, poi... aspetti!
Nel frattempo il vortice nero ti risucchia, spazio tempo spariscono, e imposti l'orologio su un ora definita, quella di destinazione, poi... aspetti!
Scendo dall'aereo e cosa trovo? Coda, interminabile coda!
Tra un cuccia e spingi del vicino che cerca di fregarmi il posto migliore davanti alla pedana mobile dove scorrono i bagagli, cerco di stare serena. Il viaggio mi ha scombussolato l'orologio biologico e non sento nessuna emozione, non provo niente, paura, sorpresa, attendo e basta.
Trovata l'uscita ancora devo pazientare, cambia, parla, dichiara e mostra, cittadinanza, motivi del viaggio, insomma solo allora mi rendo conto di non essere più in patria!
Esco e incontro a fatica il contatto che deve prelevarmi, faccia tonda, seria e sufficientemente
distinta, caricate le valigie sull'auto Gol, una barbara imitazione della Polo, abbandono il terminal A di Ezeiza Pistarini e mi avvolge la nebbia di Buenos Aires.........!!!!!!!!!!!!!EHHHHHH!!!!! Nebbia?????
distinta, caricate le valigie sull'auto Gol, una barbara imitazione della Polo, abbandono il terminal A di Ezeiza Pistarini e mi avvolge la nebbia di Buenos Aires.........!!!!!!!!!!!!!EHHHHHH!!!!! Nebbia?????Ma è normale???
Sarà, ma io mi aspettavo tutt'altra accoglienza, le solite e benedette aspettative.
Scorre l'autostrada, passa Buenos Aires e il viaggio di arrivo a La Plata si rivela giro turistico, dove i due tizi che sono in macchina con me cercano di farmi veder parti della città che ovviamente non si vedono, indicano luoghi lontani e sconosciuti, ridacchiando tra loro, insomma se prendevo il taxi era meglio, almeno non dovevo ridacchiare anch'io. Più si avvicina la casa e più sento la pace, voglio lavarmi e dormire, non chiedo altro. Salgo al terzo piano di un palazzo di 12, 3 ascensori e 24 bidoni della spazzatura, posizionati in coppia su ogni piano, sembra tanto lussuoso, ma profuma di popolare.
La camera dove mi accomodo fa tanto Erasmus, è piccola e c'è tutto, è sufficientemente illuminata e c'è anche il pavimento in legno, lascio la valigia fatta, semiaperta sul pavimento e finalmente, posso toccare il silenzio e l'intimità che tanto mi sono mancate in queste 24 ore da Bologna a La Plata, ma dove cazzo è la Plata???
Perché sei arrivata qui??
Stage, giornalismo. Altro non so, vediamo cosa capita, adesso è presto.
Nella testa ho stretto tutti i pensieri che potevo per arrivare fino a qui, ma ora, mi trovo un pò sorpresa.
Stage, giornalismo. Altro non so, vediamo cosa capita, adesso è presto.
Nella testa ho stretto tutti i pensieri che potevo per arrivare fino a qui, ma ora, mi trovo un pò sorpresa.
Sai che cosa succede??? ... E' la distanza, è la solitudine, è solo che sei tu e basta.
Difendersi a volte non basta, parlare nemmeno, a volte il senso non lo puoi capire e loro non capiscono il tuo, questa la differenza tra capire, conoscere e vivere una lingua, viverci tutti i giorni, lavorare e stare dentro ad un sistema che pur quanto simile al tuo, non è il tuo.

Punto, bona lé...!
tutto il resto è solo rock and roll!!!
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